Prendi una sedia, versati un drink forte e dimenticati per un attimo le stucchevoli favole da mulino bianco sul “cambio vita e vado a fare le fusa ai cuccioli in giro per il mondo”.
Oggi per la rubrica “Non cambiare discorso” abbiamo messo sotto torchio Marina Fiorenti, la mente dietro al progetto The Travelling Petsitter. Sulla carta, la sua sembra la vita ideale: valigia pronta per trasferte occasionali, bellissime case da vivere e animali adorabili da accudire.
Ma qui su The Lost Stregatta non regaliamo sconti a nessuno e la patinata perfezione da Instagram continua a farci venire l’orticaria.
Vogliamo sapere cosa si nasconde davvero dietro le quinte. Quanto si incassa davvero quando si incastrano viaggi, imprevisti e spese? È amore incondizionato per gli animali o un’elegante scusa per staccare la spina dalla solita routine? E soprattutto: come la prende il suo gatto Alex ogni volta che lei chiude la cerniera del bagaglio per andare ad accudire i pet degli altri?
Abbiamo preparato una raffica di domande scomode, dirette e senza vie di fuga. Nessun filtro, nessun politically correct.
Marina ha accettato di metterci la faccia. Tu hai il coraggio di leggere fino in fondo?
Oltre il mito del viaggio gratis. Luci e ombre del pet sitting raccontate da chi lo vive.
1. Diciamoci la verità: il passaggio dal lavoro d’ufficio al pet sitting nomade è stato un colpo di fulmine o una semplice fuga da un sistema che non riuscivi più a sopportare?
Ho iniziato a fare la petsitter quando non lavoravo più da qualche anno, quindi non è stata una fuga, ma mi è piaciuta l’idea e ho voluto provare e da quel momento non ho più smesso.
2. Spesso si romanticizza il “mollare tutto”, ma qual è stata la prima vera crisi d’ansia che hai avuto quando ti sei trovata da sola, in una casa sconosciuta e lontana da casa tua, a dover gestire gli imprevisti degli animali degli altri?
Ci credi che non ho avuto ansie? Soprattutto perché la prima esperienza è stata a Stoccolma con una padrona di casa molto gentile e un cane dolcissimo. Il primo sitting a Londra è stato più traumatico perché non capivo nulla di quel che diceva la mia host e mi aveva terrorizzato sullo stare attenta quando portavo a spasso lo staffie perché, a quanto pare, i cani aggressivi che attaccano altri cani rischiano anche l’abbattimento!
3. Quanto c’è di reale vocazione per gli animali e quanto, invece, di voglia di evitare le persone e le dinamiche sociali tradizionali?
Io adoro gli animali quindi per me è solo divertimento! Una cosa molto piacevole è che ho incontrato spesso hosts molto carini e con alcuni di loro sono nata anche belle amicizie.
4. Parliamo di numeri senza filtri. Con il pet e house sitting si vive bene o si sopravvive con il bilancino in mano fine mese dopo fine mese?
Purtroppo non si vive, perché, almeno nel mio caso, non c’è pagamento.
5. C’è chi maligna che questo stile di vita sia solo un modo elegante per fare le vacanze a scrocco risparmiando sull’affitto. Cosa rispondi a questa accusa?
Sicuramente si fanno bei viaggi risparmiando sull’affitto, ma si fornisce anche un servizio, quindi non parlerei di “scroccare”. A volte ci sono anche annunci di case senza nessun animale a cui badare, di solito case di vacanza in bei luoghi e lì si che è un bel colpaccio, ma ancora non mi sono mai capitate!
6. Parlando di costi reali, tra spese di viaggio, trasferte e imprevisti, questo tipo di pet sitting porta un effettivo guadagno netto o finisce per essere un hobby che va solo in pari con le uscite?
Magari andassi in pari! Per me è solo un modo per vivere i luoghi più da local che da turista. Soprattutto portando a spasso un cane, si scopre il quartiere e s’incontrano persone del luogo.
7. Mantenere una relazione sentimentale con la valigia sempre in mano è quasi impossibile. Questo stile di vita ha mai distrutto una storia d’amore importante?
No, no, sono felicemente single!
8. Come si gestisce l’intimità quando cambi letto così spesso e vivi dentro le case, gli spazi e i ricordi degli altri?
Per la mentalità italiana è difficile credere che qualcuno lasci completamente a disposizione di una sconosciuta la propria casa, eppure è così. Penso di aver trovato la porta di una stanza chiusa a chiave solo una volta su quasi 50 sitting fatti. Di solito sono proprio i padroni di casa che ti dicono di usare liberamente tutto quello che c’è in casa. Quasi sempre scelgo case che hanno la camera da letto degli ospiti: le poche volte mi è capitato ci fosse solo una camera da letto ho pensato che comunque era meno frequentata di quella di un hotel, quindi non è stato un problema.
9. Ci sono sere in cui la solitudine pesa al punto da farti chiedere “Ma chi me l’ha fatto fare?” o ti racconti sempre che va tutto bene?
“Ma chi me l’ha fatto fare?” non me lo sono mai detto, ma certo a volte la solitudine si sente, magari la sera quando avrei voglia di mangiare fuori in compagnia. Ma a Londra e New York sono uscita tranquillamente anche di sera per andare a teatro o a qualche evento.
10. Amici e famiglia come vivono davvero la tua assenza perenne? Ti considerano ancora “di casa” o ti percepiscono ormai come un’ospite di passaggio?
Ormai amici e parenti sono abituati al mio stile di vita e quando mi telefonano chiedono “Dove stai?” invece di “Come stai?”.
11. Sul blog vediamo foto bellissime con cuccioli e giardini. Qual è stata la situazione più umiliante, sporca o spaventosa che ti è capitata e che sui social non mostrerai mai?
Di poco gradevoli ho avuto solo due episodi: in Islanda la padrona di casa era particolarmente isterica riguardo al suo pappagallo e mi accusò di cose assurde. Ad Amsterdam l’host era una giovane donna indiana che la sera prima aveva dato una festa in casa, lasciando la cucina in pessime condizioni e un sacco di cibo puzzolente in frigo.
12. Ti è mai capitato di trovarti in una casa con proprietari invadenti, sporchi o con regole assurde al limite del rispetto umano? Come ne sei uscita?
Devo spiegare una cosa. Il sito che uso è fatto tipo Airbnb, nel senso che hosts e sitters hanno il proprio profilo con foto e recensioni. Di solito poi si fa anche una videochat per conoscersi, quindi si discute prima di ogni cosa e ci sono anche regole da seguire: per dirne una, se c’è un sistema di video sorveglianza in casa, i padroni hanno il divieto di utilizzarlo, e possono vietare feste in casa o di far entrare estranei. Io sono stata fortunata, ma sul forum del sito ho letto di persone che si sono trovate in situazioni molto antipatiche.
13. Cosa fai quando un animale sta male sotto la tua responsabilità o, peggio, quando ti rendi conto che i padroni lo trascurano?
L’unica volta che un cane è stato male fu per colpa mia perché avevo condiviso con lui il mio hamburger! Devo anche dire che evito di scegliere animali molto anziani o malati proprio per non aver di questi problemi. Animali trascurati mai, anzi di solito sono viziati: ricordo a Berlino, per il gatto di casa c’erano 35 ciotoline metalliche da poter usare: ancora non ho capito a cosa servissero tante ciotole!!
14. Il nomadismo, forse, non durerà per sempre. Tra dieci anni ti vedi ancora a fare i bagagli per andare a curare i gatti altrui o hai già un “Piano B” per quando il corpo ti chiederà di fermarti?
Ovviamente finché le gambe reggeranno continuerò!
14. Parliamo di Alex, il tuo bellissimo gatto. Qual è il reale prezzo emotivo che paghi ogni volta che chiudi la valigia e lasci a casa il tuo gatto per andare ad accudire gli animali degli altri?
Io amo follemente Alex e sto sempre in ansia per lui: programmo sempre tutto affinché ci sia qualcuno che si prenda cura di lui, non dandogli semplicemente da mangiare, ma vivendo in casa. Proprio per non lasciarlo solo a lungo, i miei sitting sono di solito abbastanza brevi, tranne quando sono andata in Malesia.
15. Alex come vive le tue assenze? Ti è mai capitato di tornare a casa e sentire quel freddo “rancore felino” che ti fa dubitare delle tue scelte di viaggio?
Amici e parenti che si prendono cura di Alex mi dicono sempre che è tranquillo e vive beato e coccolato e ogni volta che apro la porta lui è lì davanti che mi aspetta! Solo una volta lo trovai beatamente in braccio ad un mio amico che lo coccolava e non mi degnò di un saluto!
16. Quando si viaggia spesso, anche solo per brevi periodi, si rischia di creare una routine “a singhiozzo”. Come reagisce la tua vita privata quando devi incastrare impegni di lavoro, affetti e partenze improvvise?
Facendo ormai la blogger a tempo pieno, posso gestire il lavoro anche da remoto, per il resto ho una vita tranquilla quindi nessun problema.
17. Chi ti sta accanto nella vita di tutti i giorni ti supporta davvero al 100% o c’è mai stato qualcuno che ti ha detto senza mezzi termini: “Adesso basta, resta a casa”?
Quando mia figlia viveva ancora con me, ogni tanto mi diceva “Mamma esageri!”, ora vive per conto suo e quindi problema risolto!
18. Sognare non costa nulla, ma scendiamo nei dettagli.. qual è il sitting dei tuoi sogni? Esiste un posto preciso al mondo e un animale assurdo o specifico per cui faresti le valigie all’istante, anche a costo di accettare condizioni d’ingaggio completamente folli?
Quando vedo gli annunci per i sitting, davvero in ogni parte del mondo, ce ne sono tanti ai quali sarei tentata di rispondere, perché ci sono davvero occasioni di alloggio stupende, ma purtroppo devo anche fare i conti con i costi dei voli o la lunghezza dei sitting quindi passo oltre. Per il prossimo anno, spero tanto di andare in Alaska o in Canada. Quando, spero il più tardi possibile, Alex non sarà più lì ad aspettarmi, vorrei trovare sitting molto più lunghi per vivere in pieno grandi città come New York, Parigi o Londra.

